Morlotti Campigli Music

La mostra, a cura di Gioia Quicquaro, storica dell’arte, propone a confronto le opere di tre grandi protagonisti del Novecento: Ennio Morlotti, Massimo Campigli e Zoran Music. 

Artista fondamentale per la storia dell’arte italiana, Ennio Morlotti (Lecco, 1910 - Milano, 1992) possiede un curriculum espositivo vastissimo. Durante la sua carriera ha aderito al gruppo Corrente, nel ’45 al Fronte Nuovo delle Arti e ha partecipato costantemente alla Biennale di Venezia. 
Le opere qui selezionate, oli su tela e pastelli su carta, partono dal decennio degli anni cinquanta, che corrisponde al periodo più noto e produttivo dell’artista, in cui la sua visione del paesaggio assimila la lezione dell’informale, per arrivare alle opere della maturità degli anni ‘80. Il soggiorno nello studio di Bordighera affittato nel 1959 gli consente di ampliare inoltre il suo studio sulla luce e la materia pittorica. L’uso della materia, della spatola, del colore e della vibrazione della luce coinvolgono lo spettatore a tal punto da proiettarlo all’interno dello spazio delle opere.

Figura chiave della storia dell’arte italiana, da sempre ritenuto di origini fiorentine, Massimo Campigli (1895-1971), in origine Max Ihlenfeld, era in realtà nato a Berlino da una giovane fanciulla nubile della buona borghesia tedesca che per evitare lo scandalo si trasferì a Settignano (Firenze) con la madre.
Come conseguenza di un’infanzia circondata da sole donne e dopo aver scoperto nel 1915 che la sua vera madre era in realtà quella che lui chiamava zia, l’universo femminile diventa il protagonista assoluto, il soggetto perfetto, come lui stesso afferma, delle sue opere comprese quelle presenti in questa mostra. I colori morbidi delle terre, le tinte ocra, i riferimenti al mondo etrusco e alla sua arcaicità sono trasferiti dall’autore all’interno delle superfici dipinte trasformandosi essi stessi in corpi di donna. Campigli ha esposto le sue opere in tutto il mondo, partecipando alle più importanti rassegne di arte contemporanea.

Definito dal noto e famoso critico d’arte Jean Clair “uno dei cinque grandi solitari del XX secolo al pari di Freud, Giacometti, Bacon e Balthus”, Zoran Music (Boccavizza, 1909 – Venezia, 2005) è un artista caratterizzato da una profonda interiorità segnata dall’internamento nel campo di concentramento di Dachau. Poeta del segno e del silenzio e non della parola, le sue opere si caratterizzano per una ricerca dell’essenzialità, oltre che nelle forme anche attraverso un’attenzione all’uso della materia pittorica e del suo rapporto con la tela. Le opere qui esposte, Colline senesi e Cavallini, appartengono alle sue serie più rappresentative. I suoi dipinti sono presenti nelle più importanti fondazioni, musei e collezioni private del mondo.

L’inaugurazione si terrà sabato 21 aprile alle ore 18, presso la Galleria d’Arte La Mongolfiera a Sanremo. La mostra sarà visitabile fino al 19 maggio 2018, tutti i giorni dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19.30, eccetto lunedì mattina e festivi.  Per informazioni telefonare al numero +39 0184 508554 o scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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